Ciambella (Buslan)
La ciambella è il più classico dei dolci piacentini, iscritta nell’albo dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani.
Ultimo aggiornamento: 24 febbraio 2026, 12:02
La ciambella è il più classico dei dolci piacentini, iscritta nell’albo dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani. Si consumava, certo, dopo il pasto ma anche a colazione o, se c’era il tempo, a merenda e in questo caso la si accompagnava con un bicchiere di vino bianco, preferibilmente una Malvasia. Una ciambella casalinga assimilabile a diverse altre tradizioni regionali; lo stesso nome dialettale è molto vicino la bisulaan o al bussolano tipici del Cremonese e del Mantovano o al bossolà del Bresciano.
Nel Platina volgarizzato, pubblicato a Venezia nel 1516, si cita il termine di buscolati dal latino buccellatum, un derivato di buccella (boccone) diminutivo di bucca, ed era in origine un pane biscottato militare, mentre il bucellatus del medioevo era un pane dolce che i contadini, a Natale, offrivano a lor signori.
Da queste tradizioni derivano le nostre ciambelle, dolci tradizionali contraddistinti da una cavità centrale. Sembra che i primi stampi di questo genere risalgono al XVII secolo e che venissero prodotti in rame e terracotta. Lo stampo a ciambella, pur secondo a modelli e con decorazioni diversea seconda delle località di provenienza, aveva sempre le stesse caratteristiche: base tonda con scanalature e una certa profondità.
Fino agli anni ‘60 la ciambella veniva preparata, come molte altre torte, in casa e poi portata al forno del paese per essere cotta, come ben descrivono Giupi e Matelda Paiella nel loro libro Castell’Arquato, dicembre 195…:” Entrando al forno, eravamo subito avvolte da un caldo buono, un odore fragrante di pane fresco. Su una tavola accanto all’impastatrice erano già allineate molte ciambelle che le donne del paese avevano portato a cuocere...Ma presto arrivavano a riprendersi i loro dolci le comari che erano tutte molto di fretta….ma incominciavano a parlare l’una con l’altra…e così tutte venivano informate degli ultimi fatti del paese e di tutti i particolari. Era un forno ma parevala redazione di un giornale”.