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Il Teatro Verdi
Il teatro municipale di Fiorenzuola: un piccolo gioiello d'arte, uno scrigno per sognare attraverso la magia del palcoscenico, uno storico punto di ritrovo per la gente della cittadina, da ben 150 anni. Eppure, se si eccettua qualche cenno in libri di storia locale, nessuno aveva mai affrontato una storia organica del teatro Verdi: dall'idea di realizzarlo ad oggi, passando per le stagioni che ospitò nei decenni, fino alla momentanea “morte” negli anni '60.
A rimediare alla lacuna, ecco, fresco di stampa il libro “Il teatro Giuseppe Verdi di Fiorenzuola d'Arda”, che esce proprio alla scadenza dei 150 anni dall'inaugurazione del teatro comunale, avvenuta la sera dell'8 ottobre del 1853. Verrà presentato venerdì 17 ottobre (alle ore 16 presso il Ridotto del Teatro), il prestigioso volume illustrato, edito dalla Pro Loco e frutto del certosino lavoro del suo presidente Giancarlo Cremonesi, che ha raccolto tutti i documenti sul teatro (dalle immagini dei primi progetti, alle fatture delle ditte locali che concorsero alla realizzazione del teatro ottocentesco) presenti nell'archivio storico del Comune.
E oggi (insieme alla presentazione del libro con l'autore intervistato dal professor Luigi Galli, e gli intermezzi musicali curati dalla scuola di musica comunale Mangia) saranno esposti nel Foyer i documenti originali eccezionalmente estratti dall'archivio, per la gioia di quanti vorranno vedere da vicino i manifesti delle opere, le foto degli allievi della scuola di musica, e le più antiche piantine del progettista, l'architetto Gian Antonio Perrau (piacentino ma di chiare origini francesi) che progettò il teatro, prima nella Podesteria su corso Garibaldi (allora strada maestra), poi in quella che sarebbe diventata la sua sede effettiva, su via Liberazione.
La storia del teatro raccontata da Cremonesi con dovizia di particolari, prende le mosse dagli inizi dell'Ottocento, e si snoda in 200 anni di vicende strettamente intrecciate alla storia locale. E' alla metà dell'Ottocento cha Maria Luigia, duchessa di Parma Piacenza e Guastalla, decide di ridurre e poi azzerrare i dazi imposti a Fiorenzuola, che si trova così con una somma discreta da spendere in investimenti.
E se sarà il teatro l'opera prescelta per utilizzarli. Non saranno pochi i diverbi che porranno come più urgenti altre destinazioni. L'autore li estrae dalla memoria storica, inserendo nel racconto numerosi aneddoti sulla bonaria litigiosità dei fiorenzuolani. Tra gli episodi curiosi, anche quello del litigio innescato dal palchettista - certo Filippo Confalonieri - che voleva decorare “a modo suo” il palco appena acquistato. Per fortuna gli fu impedito e si seguì il progetto organico del Bertolotti, pittore parmense a cui fu affidata la decorazione di palchi, quinte, scene, soffitto e sipario.
Molte sono le cifre che puntellano il volume, a partire da quelle del bilancio di amministrazione per la costruzione e i successivi interventi migliorativi. Molti anche i nomi: da quelli dei palchettisti, ai musicisti, dal capomastro agli operai, dai cantanti lirici ai fornitori locali: così i lettori di oggi potranno scartabellare queste 150 pagine, alla ricerca dei loro nonni o bisnonni. Si veda poi la vicenda per la scelta del nome da dare all'opera ormai pronta: quando nasce nel 1853 si chiamerà semplicemente teatro comunale, poi qualcuno suggerirà di intitolarlo alla benefattrice Maria Luigia che nel frattempo era morta nel 1847, ma logiche di potere imporranno il nome Carlo III dal nome dell'allora duca di Parma e Piacenza.
Fu solo nel 1901 che il teatro assunse l'attuale intitolazione a Giuseppe Verdi, decisa a pochi giorni dalla morte del musicista (di cui si volle così rivendicare la piacentinità) e nel momento di massimo splendore della lirica. Sarà quest'ultima - accanto alla rivista e alla prosa - a farla da padrona nei cartelloni del teatro: memorabile l'Andrea Chenier del 1924 diretta dal maestro Giovanni Tronchi di Parma. Tanto è l'entusiasmo, testimoniato anche sul quotidiano Libertà, che la stessa opera torna nel '36 nella serata d'onore dedicata al generale Ferruccio Ranza, reduce dall'Africa Orientale.
Ma se si pensa alla stagione più fortunata di questo teatro piccolo sì, ma pregiato al pari dei municipali di Parma e Piacenza, si scopre che il maggior successo di pubblico lo visse negli anni Quaranta, nel bel mezzo della seconda guerra mondiale, quando la provincia era più sicura dei centri maggiori. Accanto ai tradizionali veglioni, nel capodanno del '41 viene ad esempio messa in scena la Traviata: fatto curioso, la soprano Lina Pagliughi durante la scena del brindisi rimane impigliata col vestito alla tavola imbandita. Il libro si legge tutto d'un fiato, tra l'emozione di rivivere quegli anni passati, e l'attesa di vedere rifiorire, tutto intero, il teatro, che il prossimo anno aprirà anche la sua storica sala, e accanto ad affreschi e palchi decorati, sarà la magia del palco ad iniziare una nuova storia.